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Di fronte al dilagare di un uso improprio, e sostanzialmente passivo degli strumenti informatici, gli Autori di “Il coltello e la rete”, un sociologo e alcuni docenti di Napoli, si propongono di dimostrare che è possibile un uso intelligente, a livello collettivo, delle nuove tecnologie.

A tale scopo decidono di attuare progetti didattici, studiati per livelli di istruzione, che vanno da una quinta elementare di Ponticelli, un Istituto tecnico di Scampia, all’Università Suor Orsola Benincasa, tutti basati su un ruolo attivo e creativo dei discenti, con il supporto degli strumenti informatici.

Gli esiti relativi sono oggetto di distinte narrazioni da parte degli Autori, che però non si limitano a descrivere gli aspetti tecnici della realizzazione dei progetti, ma focalizzano l’attenzione sulla necessità di una radicale innovazione dei percorsi formativi più in generale, individuata come esigenza ineludibile di ammodernamento dell’istituzione scolastica.

E’ una vera e propria battaglia culturale, peraltro portata avanti da tempo con appassionato impegno personale e sotto tale profilo le testimonianze assumono carattere autobiografico.

E l’innovazione non è solo fattibile, per le straordinarie possibilità offerte ora dalla tecnologia, come dimostra l’esperienza acquisita sul campo, ma è anche – come nota Nicola Cotugno – giuridicamente doverosa in quanto la scuola, in ossequio al precetto contenuto nell’articolo 3, secondo comma della nostra Costituzione, è tenuta a predisporre le condizioni per fornire pari opportunità e un proficuo inserimento, nei percorsi formativi, a ragazzi predestinati altrimenti all’emarginazione ed all’esclusione, in quanto provenienti da ambienti socio-familiari particolarmente disagiati.

L’enumerazione dei successi conseguiti da questi ragazzi all’esterno dell’istituzione scolastica è, legittimamente, fonte di malcelato orgoglio per i Docenti che hanno saputo suscitare in essi innanzitutto curiosità ed interesse per le materie di insegnamento.

Merito degli Autori è anche quello di aver posto in primo piano l’istruzione tecnica, sottraendola a diffusi pregiudizi che pretenderebbero di ridurne la dignità sul piano culturale e di minimizzarne la funzione sul piano produttivo, risolvendosi cosi’ in un ostacolo alla competizione economica dell’Italia con altri Paesi come la Germania.

Va soggiunto che la lettura scorre veloce e gradevole, grazie ad uno stile costantemente agile ed incisivo, pur nella pluralità dei contributi.

Per questi motivi ci si deve augurare che il libro abbia la massima diffusione, anche tra i non addetti ai lavori, e che sia oggetto di attenta riflessione nelle sedi ministeriali preposte al miglioramento della qualità dell’istruzione.

 

 

 

 

 

 

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