“Il 28 luglio del 2015, ricorda Vincenzo Moretti, presso la Camera dei Deputati, viene presentata la Carta dei diritti in Internet. Sono quattordici gli articoli che compongono questo documento volto a garantire l’effettività dei diritti fondamentali di ogni persona anche in rete: riconoscimento e garanzia dei diritti; diritto di accesso; diritto alla conoscenza ed all’educazione in rete; neutralità della rete; tutela dei dati personali; diritto all’autodeterminazione informativa; diritto all’inviolabilità dei sistemi, dei dispositivi e domicili informatici; trattamenti automatizzati; diritto all’identità; protezione dell’anonimato; diritto all’oblio; diritti e garanzie delle persone sulle piattaforme; sicurezza in rete; governo della rete” (Moretti et al., 2015, p. 187). In quello stesso giorno, osserva ancora Moretti, il 28 luglio 2015, a Buenos Aires nel corso dell’International Joint Conference of Artificial Intelligence, viene resa nota la Lettera appello promossa dal Future of Life Institute contro la possibilità di creare armi capaci di prendere autonomamente la decisione di uccidere. Tra gli altri firmatari della lettera vi sono Noam Chomsky, Peter Norvig direttore delle ricerche di Google, il filosofo e logico Daniel Dennet.

“Se anche io ho deciso di firmare questa lettera, spiega Moretti, è perché sono convinto che l’uso di qualunque tecnologia abbia bisogno di un atto di consapevolezza individuale, di un’assunzione di responsabilità che in nessun caso può essere delegata ad una macchina, per quanto intelligente possa essere. La sera, quando metto la testa sopra il cuscino, sono contento. Penso che anche la lettera, come già la Carta, potrà aiutare i ragazzi, e noi con loro, a ragionare, approfondire, affrontare con spirito critico l’impegno che ci aspetta” (Moretti et al., 2015, p. 190). “L’impegno, cui Vincenzo Moretti fa riferimento, che aspetta lui ed i ragazzi” riguarda la creazione di gruppi di approfondimento, in alcune scuole ed università di Napoli e con allievi di diversa età, su tematiche legate al lavoro ed ai lavori del futuro, alle nuove tecnologie ed allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, al rapporto dell’uomo con le macchine. Tutto questo con l’obiettivo e la speranza che anche i giovani riescano ad immaginare un discorso sul futuro “intriso di curiosità, interesse, bellezza…” (Moretti et al., 2015, p. 16).

Sono quattro le strutture impegnate in questo progetto: la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, l’Ic Marino Santa Rosa, l’Iti Galileo Ferraris e l’Università Suor Orsola Benincasa. Tre le classi impegnate nella sperimentazione: una quinta elementare, una prima Iti, un corso universitario. Sono oltre 100 infine gli studenti coinvolti nella riflessione sulle tante possibilità che le nuove tecnologie offrono per l’evoluzione non solo del lavoro, ma anche e soprattutto del pensiero dell’uomo e delle sue condizioni di vita. A questo proposito partendo da alcune suggestioni del libro Homo Pluralis di Luca De Biase, gli insegnanti, i ragazzi e Vincenzo Moretti ragionano sul fatto che la diversità può essere considerata la forza motrice del cambiamento, la possibilità di superare il conflitto tra uomo e macchina, la via per rendere la vita più libera, più degna di essere vissuta. Nel nostro tempo che è anche il tempo di internet “l’intelligenza plurale può scegliere il terreno dell’impegno civico, dell’approccio ecologico alle nuove tecnologie, della concezione della conoscenza come bene comune…” (Moretti et al., 2015, p. 16), aiutandoci a ripensare lo spazio pubblico comune, a definire il ruolo che a ciascuno di noi spetta ricoprire nell’ambito di questo spazio così ridisegnato, individuare i percorsi concreti attraverso i quali anche le nostre idee possano trovare ascolto sulla scena pubblica…”.

Ai ragazzi viene chiesto di riflettere, discutere e rispondere ad alcune domande relative alle innovazioni più importanti del nostro secolo: le macchine che sostituiscono il lavoro umano, i sistemi intelligenti con cui gli stessi ragazzi interagiscono quotidianamente, l’internet delle cose, i lavori nati dalle nuove tecnologie. Il progetto prevede tra l’altro confronti, dibattiti, incontri con esperti e la progettazione di un videogioco. L’obiettivo è quello di migliorare il loro livello di consapevolezza in merito all’utilizzo delle nuove tecnologie, stimolare le loro capacità creative, aiutarli ad esprimere le loro idee in modo sistematico attraverso l’ideazione, la progettazione, la programmazione. Dobbiamo riconoscere infatti che internet è una vera, grande rivoluzione. “Un major event che sta rideterminando, i caratteri stessi della modernità; che spariglia le carte con cui siamo soliti interpretare il mondo, e noi nel mondo, e ci costringe a decostruire e ricostruisce linguaggi, identità, sistemi di relazione, modi di essere, di fare, di comunicare e di rappresentarsi, delle persone e delle organizzazioni; che riscrive le partiture di valori, credenze, preferenze che rappresentano la colonna sonora delle nostre vite e ridefiniscono i confini di ciò che per noi è importante, è certo, è stabile, e ciò che invece non lo è (Moretti et. Al., 2015, p…).
Internet è insomma molto di più di una tecnologia, di un’infrastruttura, di una rete… è la scelta di tutelare i diritti delle persone in un mondo, al tempo stesso, moltiplicatore di opportunità ed esposto ad un grande rischio di manipolazione. In tal senso il rapporto con Internet chiama in causa un importante problema di consapevolezza sull’uso della rete e questo problema, di grande portata strategica, andrebbe affrontato nelle scuole, sui social network, nelle università, nelle associazioni, in ogni luogo e in ogni occasione. “E’ un problema di consapevolezza, osserva Moretti (2015, p. ), ed un mondo più consapevole non è solo più inclusivo e meno ingiusto, è anche un mondo che riflette di più, dove c’è più conoscenza,… più profondità, più disponibilità a valutare ragioni e punti di vista diversi, più capacità di trovare soluzioni e risolvere problemi, più possibilità di prendere decisioni orientate al bene comune. E’ insomma un mondo che ha più identità e più senso”. Proprio rispetto al tema della consapevolezza, Vincenzo Moretti ha lanciato nel 2015 una petizione finalizzata all’istituzione di un giorno dedicato alla consapevolezza, un Internet Consciousness Day da celebrare una volta all’anno in tutto il mondo “perché magari ci aiuta a recuperare il senso culturale, sociale e politico della rete…”

L’Internet Consciousness day dovrebbe offrire l’occasione per discutere sull’uso consapevole delle tecnologie nelle scuole, nelle università, nelle associazioni, nelle librerie, nelle biblioteche, nelle botteghe, nelle fabbriche, negli uffici, nelle case ed in ogni parte d’Italia… Perché Internet non è solo l’ultimo modello di smartphone, la piattaforma per i giochi, per il commercio o per i viaggi più avanzata, il social network dove incontrare gli amici, è anche, prima di tutto, una straordinaria occasione per attivare processi di abilitazione e di inclusione e per combattere con più efficacia le ingiustizie e ridurre la sofferenza socialmente evitabile… “Perché il coltello può servire per tagliare il pane ma anche per uccidere”.

Il libro Il coltello e la rete affronta dunque problemi fondamentali legati alle nuove tecnologie ed ai media digitali: problemi relativi al ruolo ed ai significati che le tecnologie digitali rivestono sia per la cultura, la vita ed il futuro dei giovani, che per lo sviluppo di una società più democratica ed inclusiva per tutti. Al fine di poter far fronte alle sfide ed ai problemi di una società in rapido mutamento come lo è quella attuale, secondo Alfonso Molina, Direttore di Fondazione Mondo Digitale, occorre dare un’importanza prioritaria allo sviluppo delle conoscenze e della formazione. “La parola chiave della società contemporanea è la complessità, complessità che ben si esprime nell’internet delle cose, nei big data, nei miliardi di dispositivi che oggi sono collegati ad internet e che, entro il 2019 saranno 25 miliardi vale a dire 4 volte più numerosi della popolazione umana che all’epoca sarà di 8 miliardi. Le mutate condizioni socio economiche saranno all’origine di nuovi lavori e di nuove professioni. Si calcola, osserva Molina (2015), che il 65% dei ragazzi che iniziano la scuola in questi anni faranno dei lavori che non sono stati ancora inventati”.

“I nostri giovani, osserva Jacqueline Fuller direttrice di Google.org (2015), hanno nelle loro tasche più tecnologia di quanta ne avessero gli uomini sbarcati sulla luna” e questa tecnologia rappresenta una grande opportunità se si pensa che entro il 2020 ci saranno 900mila nuove occupazioni legate alla tecnologia con il rischio che non ci siano le persone preparate per farle. Proprio in questa ottica orientata all’innovazione ed alla formazione lifelong, nel 2014, Fondazione Mondo Digitale ha dato vita, proprio in collaborazione con Google, all’Officina dei nuovi lavori ed alle Palestre dell’Innovazione dove si pratica un modello di Educazione per la Vita. L’Officina dei nuovi lavori, spiega Molina (2015), rappresenta al tempo stesso un ambiente fisico-virtuale per l’innovazione e l’educazione per la vita; una palestra per l’apprendimento esperienziale e la pratica dell’innovazione in tutte le sue espressioni; un luogo d’incontro tra vecchie e nuove professioni dove assumono un ruolo centrale la creatività per la crescita professionale, lo sviluppo di competenze per il ventunesimo secolo, il gaming, la robotica, la pratica dei fablab. L’Officina dei Nuovi Lavori si pone specificamente l’obiettivo di diffondere tra i giovani conoscenze, competenze e competenze digitali, capacità di fabbricazione artigianale e digitale al fine di ridurre la dispersione scolastica e combattere il fenomeno dei Neet. “Le palestre per l’innovazione pongono al centro dei loro interessi e delle loro attività i giovani che rappresentano il cuore pulsante della società… qui i giovani si trovano a contatto con gli adulti e gli studenti lavorano a fianco degli artigiani. Le pratiche formative promosse dalle palestre dell’innovazione mettono in contatto il mondo della scuola con il lavoro, preparano i giovani al lavoro imprenditoriale affinché questi imparino a costruire la loro vita”. Nei primi mesi di attuazione del progetto, più di 8000 giovani hanno frequentato le Officine dei nuovi lavori promosse da Fondazione Mondo Digitale. Sono state chiamate officine proprio per mettere in rilievo il fatto che non vi si insegna un sapere astratto ma delle attività laboratoriali fortemente legate alla società, ai suoi modelli economici, alla progettazione del futuro, alla cittadinanza responsabile.

La complessità della società contemporanea, osserva Alfonso Molina (2015), ci obbliga a riconoscere l’esistenza di almeno tre forme di apprendimento: lifelong perché si apprende durante tutto il corso della vita; lifewide perché si apprende nei diversi momenti e contesti della vita, a scuola, a casa, con gli amici; life deep, relativo ad un apprendimento profondo, trasformativo. Se l’apprendimento riguarda tutta la vita e le sue tante dimensioni, al fine di progettare modelli adeguati di formazione, è necessario saper tracciare stretti rapporti tra sapere e saper fare, tra conoscenza e lavoro, tra scuola e lavoro; tra scuola, lavoro e territorio; tra giovani ed adulti. L’importanza di un modello di apprendimento lifelong è legata non soltanto al fatto che consente di ridurre il rischio di esclusione degli individui dal mercato del lavoro, ma soprattutto al fatto che il lifelong learning rappresenta uno strumento per fronteggiare la complessità, favorire la democrazia e l’inclusione sociale. La capacità, da parte di ogni individuo, di saper costruire sempre nuove conoscenze e di rimettere in gioco e ridefinire continuamente le proprie competenze sono essenziali affinché egli sia in grado di adattarsi e riadattarsi alle condizioni di estrema mutevolezza della società contemporanea.

Nel momento in cui il lifelong learning viene posto come un punto di vista attraverso il quale comprendere la complessità sociale e favorire lo sviluppo democratico, scrive Aureliana Alberici (2008, p. 19), la conoscenza e la formazione diventano la “condizione per i diritti di cittadinanza, strumento di convivenza civile e risorsa per lo sviluppo economico-sociale dei Paesi…”. “Se è vero infatti che oggi, di fronte alle grandi sfide della vita, fame, pace, lavoro, inclusione/esclusione, solidarietà, libertà, equità è necessario puntare sullo sviluppo umano e sulla possibilità, per un numero sempre maggiore di donne e di uomini, di saper produrre pensiero riflessivo, divergente, innovativo, allora la formazione cambia radicalmente natura, genere, e diviene un processo finalizzato sempre più alla crescita di soggetti responsabili e autonomi, proattivi. Ne deriva la necessità di puntare sulla formazione ‘for all’, come valorizzazione delle risorse umane, facendo leva sulla centralità del soggetto, sui suoi saperi e sulle sue competenze di vita e di lavoro” (Alberici, 2005, p. VI).

Nella prospettiva di Piero Dominici (2015) la crescita dell’informazione, della comunicazione e della conoscenza nella società contemporanea rende possibile anche la crescita di nuovi spazi della società civile, la nascita di una nuova etica del vivere sociale, della sfera pubblica, della stessa politica. Laddove aumenta la comunicazione, aumentano anche “… la consapevolezza ed il riconoscimento dei ‘diritti di cittadinanza globale’ ed il bisogno di riduzione delle drammatiche disuguaglianze presenti nel sistema-mondo… La società dell’informazione e della conoscenza… rappresenta la speranza – per molti versi, la nuova utopia – di dar vita ad un ‘progetto’ di globalizzazione etica, più responsabile e solidale che, nonostante le dimensioni, tuttora preoccupanti, del digital divide, trova i suoi punti di appoggio – le sue leve – proprio nella conoscenza e nella comunicazione globale” (Dominici, 2015). La conoscenza, osserva lo stesso Dominici, si definisce sempre più come un bene comune. La diffusione delle tecnologie e lo sviluppo delle tante reti di interazione sociale nel momento in cui determinano la circolazione delle conoscenze  favoriscono anche lo sviluppo delle culture, l’ampliamento degli spazi del sapere “… a maggior ragione in una fase culturalmente segnata dalla messa in discussione delle visioni antropocentriche e, dall’esigenza forte, a nostro avviso di un nuovo umanesimo per la società interconnessa che rimetta la Persona al centro fornendo delle possibili indicazioni su come sfruttare al massimo le opportunità offerte dalla globalità e dall’economia della condivisione, soprattutto allargando la base e i diritti degli attori sociali” (Dominici, 2014, pp. 123 – 124).

Riferimenti bibliografici

Alberici Aureliana, La possibilità di cambiare, FrancoAngeli, Milano, 2008.
Alberici A. (2005), “Prefazione” a S. Cerrai e S. Beccastrini, Continuando a cambiare, Arpat, Firenze
Dominici Piero, Globalizzazione e società della conoscenza: un duplice livello di analisi, in Fuori dal Prisma – Il Sole 24 Ore,
Dominici Piero, Dentro la società interconnessa, FrancoAngeli, Milano, 2014
Fuller Jacqueline, Presentazione dei risultati dei primi sei mesi di attività de ‘L’Officina dei nuovi lavori’, 6 ottobre 2015, Roma,
Molina Alfonso, Presentazione dei risultati dei primi sei mesi di attività de ‘L’Officina dei nuovi lavori’, 6 ottobre 2015, Roma, http://www.radioradicale.it/scheda/454902/ presentazione-dei-risultati-dei-primi-sei-mesi-di-attivita-de-lofficina-dei-nuovi-lavori
Moretti V. (2015), Petizione per l’Istituzione della Giornata della Consapevolezza “Internet Consciousness Day”. Per un utilizzo consapevole delle tecnologie e dei media digitali
grillo1

Annunci