Citazione
L’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa, ma da come lo fa.
Cesare Pavese, La luna e i falò

Claim

Il lavoro ben fatto da un lato, le tecnologie dall’altro, la consapevolezza in mezzo.

Hashtag

#consapevolezza; #cultura; #diritti; #lavorobenfatto; #narrazione; #tecnologie.

Idee guida
1. La narrazione come «mezzo» di cambiamento culturale e sociale. Perché raccontando storie ci prendiamo cura di noi, attiviamo processi di innovazione, diventiamo autori – nel senso che impariamo a produrre e non solo a consumare contenuti – incrementiamo il valore sociale delle reti e delle comunità con le quali interagiamo.

2. La cultura del lavoro ben fatto come «motore» di questo processo di cambiamento. E’ una storia di innovazione che comincia dal come fare le cose, dall’urgenza di farle bene, dall’idea che il cambiamento prima ancora che una questione tecnologica sia una questione culturale, riferibile cioè all’approccio, al modo di pensare e di fare le cose, dato che se lo fai bene, qualunque lavoro ha senso (vale per il postino, la scienziata, il muratore, la maestra, l’ingegnere, la sarta, l’ebanista, il maker, l’artigiano tecnologico, il restauratore, ecc.).

3. L’utilizzo consapevole delle tecnologie come diritto, come opportunità, come occasione di crescita culturale e sociale delle persone e delle organizzazioni. Le tecnologie, tutte le tecnologie, hanno da sempre – per evidenti ragioni e molteplici punti di vista – un ruolo importante. Le tecnologie digitali più delle altre per dispiegare appieno le loro possibilità richiedono uso civico, appropriatezza, consapevolezza. Il bimbo che già in prima elementare comprende che il bastone è una tecnologia, che se ti ci appoggi è una buona tecnologia e se lo dai in testa a un’altra persona è una cattiva tecnologia è  esemplificativo del nostro approccio. Perché associare la «buona» o la «cattiva» tecnologia all’uso che se fa funziona per il bastone e per il tablet, per il coltello e per la rete.

Obiettivi
Il nostro progetto è finalizzato a diffondere il lavoro ben fatto e l’uso civico delle tecnologie nelle scuole di ogni ordine e grado, dalle elementari alle università.
Più nello specifico intendiamo contribuire a:

1. Diffondere nelle scuole, nelle famiglie, nella società italiana la cultura del #lavorobenfatto, l’idea che qualunque cosa una persona debba fare – studiare, cucinare la pasta e fagioli, progettare una soluzione smart per un borgo antico, costruire il centro direzione di Tokyo, rammendare un calzino – è importante, ha senso, solo se la fa bene.

2. Rendere più partecipi e consapevoli gli alunni (studenti), dalle scuole elementari all’università, sviluppando il loro approccio olistico e collaborativo alla risoluzione dei problemi.

3. Migliorare la capacità di dialogo, il senso civico e il livello di consapevolezza nell’utilizzo dei nuovi media digitali a ogni età (la famiglia e rapporti intergenerazionali più in generale possono aiutare  anche a ridurre il livello di analfabetismo funzionale e digitale degli adulti).

4. Sviluppare l’attività di narrazione in classe e nella comunità a partire dal lavoro di genitori, nonni, parenti, amici, conoscenti ricostruendo a partire dal lavoro le storie delle famiglie, delle scuole, delle comunità.

5. Scambiare idee, esperienze, buone pratiche da far confluire in un almanacco digitale nazionale del #lavorobenfatto con i racconti delle diverse classi, delle scuole, delle comunità che partecipano al progetto.

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