Il libro affronta il complicato rapporto con la rete, e lo fa attraverso l’esperienza di cinque docenti che operano in diversi gradi della scuola pubblica, più un sociologo. Ognuno porta la sua esperienza, si parte dai bambini delle elementari fino ad arrivare agli studenti universitari. A guidare il viaggio, Vincenzo Moretti, sociologo, è da lui che parte l’idea di questo libro, ed è lui che, come un capotreno dà inizio al viaggio e lo conclude, in una sorta di struttura circolare. Un viaggio, ecco come ci appare il libro, perché i capitoli che lo compongono si dividono in stazioni, ciascuna con il nome del quartiere di riferimento in cui si opera. E quindi abbiamo Stazione Garibaldi, Stazione Ponticelli, e così via, e questo rimando alle stazioni fa venire in mente la via crucis, il percorso di sofferenza di Cristo che lo portò alla morte e quindi alla salvezza. E, cattolicesimo a parte, la docenza è quasi sempre una via crucis le cui stazioni di sofferenza sono legate a tante cause (burocrazia, scarsa considerazione sociale, alunni demotivati…). Ma così come alla fine della via crucis per Cristo c’è la salvezza, anche nella scuola, che tu lavori a Ponticelli, Scampia o altrove, nonostante tutte le difficoltà che potrai incontrare, ti basterà vedere anche in un solo alunno quella particolare luce negli occhi, per dire che ne è valsa la pena, e allora eccola anche la nostra salvezza.
E quindi le stazioni non rappresentano solo una scelta narrativa nella suddivisione dei capitoli, ma diventano tappe di un viaggio che copre sì uno spazio fisico (da Garibaldi a Scampia), ma è anche un viaggio dell’anima, che parte dal basso (territorialmente parlando), per arrivare in alto, liberandosi di tutti i dubbi, le difficoltà, dimostrandoci ancora una volta che il viaggio è da sempre archetipo e metafora della vita.
E agli estremi di questo magma emotivo legato alle diverse esperienze didattiche, c’è la razionalità di Vincenzo Moretti, che apre il libro nella stazione di Garibaldi e ci conduce lungo un percorso che attraversa diverse realtà e anime della città, e lo conclude a Secondigliano. Ma in realtà il viaggio non si conclude, perché da esperto capotreno, Moretti invita i lettori a proseguirlo e a far salire sul suo treno tutti quelli che sanno che il viaggio, che sia immaginario o reale, se condiviso può solo arricchirci.
C’è tutto questo nel libro? Chi lo sa, ma non importa, perché come ha detto Umberto Eco, recentemente scomparso, un libro, dal momento in cui lo dai alle stampe non appartiene più allo scrittore ma al lettore, che ci può trovare dentro anche cose lontane da quello che lo scrittore aveva pensato.
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