Ieri ho provato a mettere un messaggio nella bottiglia, ve lo ripropongo qui in versione più ragionata:
«Care amiche e cari amici giornaliste/i, da più di un anno sto lavorando – insieme a un bel gruppo di maestre/i, insegnanti, prof., nella scuola – dalla prima elementare all’università – per promuovere l’uso civico delle tecnologie a partire da tre idee guida che riassumo in forma di hashtag: #lavorobenfatto, #tecnologie, #consapevolezza. I risultati mi sembrano assai incoraggianti, dai bambini di 6 anni che progettano la loro classe (e l’anno prossimo la vedranno realizzzata) fino agli studenti universitari che si trasformano da consumatori a produttori di contenuti, da credit hunter ad autori, passando per i ragazzi della scuola media di Roma che stanno elaborando i risultati del questionario sull’uso delle tecnologie nelle loro famiglie e per i ragazzi dell’istituto tecnico di Scampia che stanno realizzando il videogioco sul rapporto tra uomini e macchine.  Un bel po’ delle cose le abbiamo raccontate in un libro, altre le stiamo semplicemente facendo e contiamo per l’anno prossimo di arrivare in altre scuole, ad esempio a Lomello, in provincia di Pavia, o in provincia di Lecce, dove abbiamo già fatto o stiamo per fare un pezzettino di strada.
Che dite amiche e amici giornalisti, mi confermate che questa non è una notizia? Che non avete un po’ di spazio per parlarne perché avete ogni giorno cose molto più importanti sulle quali scrivere? Se così è confesso che sono preoccupato, perché io non ho questa stessa impressione, e allora vuol dire che perdo colpi, che non capisco più qual è l’ordine di priorità, non distinguo più quello che viene prima da quello che viene dopo.»

Come dite? Il finale è un po’ provocatorio? Non sono d’accordo, lo definirei piuttosto ironico, irriverente il giusto, come ho fatto già nel titolo e come si conviene tra amici.
Anzi, sapete che faccio, vi saluto aggiungendo qui di seguito i link ai racconti che ho pubblicato fin qui, che magari qualcuno ve lo siete perso, che magari qualche amica/o giornalista gli dà un’occhiata.

Lavoro ben fatto e uso consapevole delle tecnologie: diario romano
Lavoro ben fatto e uso consapevole delle tecnologie: diario di una prima elementare
Lavoro ben fatto e uso consapevole delle tecnologie in ogni scuola. What else?
Quando la scuola diventa una bottega digitale
Lavoro ben fatto e uso consapevole delle tecnologie: diario di una quinta elementare
Lavoro ben fatto e uso consapevole delle tecnologie
La scuola, l’innovazione, il lavoro
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